OPINION
Varenna e il confine tra decoro e tolleranza
La Redazione241 wordsEdition №40giovedì 9 luglio 2026 — Edizione № 40
Varenna ha deciso di multare fino a duecento euro chi passeggia per le sue vie in costume da bagno o a torso nudo. Il Guardian ha riferito la notizia come una delle tante ordinanze che piccoli comuni italiani adottano per arginare il turismo di massa. Ma dietro il divieto c'è una questione più profonda: come conciliare il patrimonio di un luogo con la libertà di chi lo visita.
La premessa è comprensibile. Varenna è uno dei villaggi più fotografati del lago di Como, un paesaggio da cartolina dove l'architettura medievale e le facciate colorate si riflettono nell'acqua. Quando decine di migliaia di visitatori estivi attraversano le strade strette, la pressione sul decoro urbano diventa reale. Non è solo una questione estetica: è il tentativo di preservare un'identità.
Eppure la multa rivela anche una frattura. L'Italia si vende al mondo come destinazione di bellezza, cultura, libertà di vivere all'aperto. I turisti che arrivano a Varenna vengono dal lago, dalle spiagge, dalla vacanza. Chieder loro di coprirsi nel centro storico significa dire: sei benvenuto, ma solo se accetti le nostre regole. È un messaggio ambiguo, che mescola ospitalità e controllo.
Il conflitto non è nuovo. Venezia, Firenze, Roma affrontano lo stesso dilemma da anni: come restare se stesse mentre ospitano milioni di persone all'anno. Le ordinanze di Varenna non lo risolveranno. Ma pongono una domanda che l'Italia non può evitare: il turismo deve adattarsi ai luoghi, o i luoghi devono adattarsi al turismo?
