LIGURIA
Il divieto dei panini al sacco divide le spiagge liguri: lusso privato contro diritto di vacanza
Dalla Toscana al Lazio, i beach club vietano i pranzi portati da casa. La Riviera genovese si interroga sulla sostenibilità del modello esclusivo.
Marina Doria1,225 wordsEdition №44lunedì 13 luglio 2026 — Edizione № 44
Un bambino che mangia un panino contrabbandato ha innescato l'ultimo scontro tra i resort privati italiani e i loro clienti. Il Guardian ha riferito sabato di una disputa al Tirreno, un beach club privato a Montalto di Castro sulla costa laziale, dove Beatrice Bordo stava consumando un pranzo al sacco all'ombra di un ombrellone blu. Il divieto di cibi portati da casa — una pratica crescente nei club esclusivi italiani — riflette una tensione più ampia tra il modello di spiaggia come bene privato e il diritto tradizionale italiano di accesso pubblico al mare.
I divieti non si limitano al Lazio. Secondo il Guardian, un numero crescente di città costiere in tutta Italia sta imponendo regole severe sul comportamento e sull'abbigliamento dei turisti. Questa estate, le autorità locali stanno prendendo di mira non solo i pranzi al sacco, ma anche l'uso di costumi da bagno in spazi pubblici al di fuori della spiaggia, una mossa che ha diviso cittadini e visitatori sulla definizione stessa di decoro pubblico.
La Liguria, con la sua Riviera di fama mondiale e i suoi beach club concentrati tra Genova e Portofino, rappresenta un caso studio di questa trasformazione. Le spiagge liguri hanno attratto turismo di massa negli ultimi due decenni, trasformando piccoli villaggi costieri in destinazioni globali. Tuttavia, questa popolarità ha creato pressioni infrastrutturali e ambientali che i gestori dei club privati attribuiscono in parte al turismo 'sconsiderato' — quello che arriva con i propri panini e senza pagare l'accesso.
