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OPINION

Turismo e decoro: il conflitto irrisolto

La Redazione262 wordsEdition41venerdì 10 luglio 2026 — Edizione № 41

Il Guardian ha riferito questa settimana che il villaggio di Varenna, sul Lago di Como, ha iniziato a multare i turisti che circolano a torso nudo o in costume da bagno: fino a 200 euro per chi non rispetta il nuovo regolamento. Non è un episodio isolato. La stampa internazionale osserva ormai con crescente attenzione come sempre più destinazioni italiane stiano cercando di contenere il turismo indisciplinato attraverso ordinanze sul comportamento e sull'abbigliamento.

Quello che colpisce gli osservatori stranieri non è tanto il provvedimento in sé, quanto ciò che rivela di una tensione profonda: l'Italia vive della sua immagine turistica, eppure sembra sempre più ostile a chi quella immagine la consuma. Varenna e altre località non stanno semplicemente regolamentando; stanno tracciando una linea tra il turista tollerabile e l'intruso. Il problema è che questa linea, vista da fuori, appare arbitraria e difensiva.

La copertura internazionale coglie un paradosso che l'Italia stessa non sempre riconosce: il patrimonio, la bellezza, il modo di vivere che attraggono milioni di visitatori ogni anno non sono beni che si possono proteggere con le multe. Sono fragili, e si consumano nel momento stesso in cui vengono offerti al mondo. Multare un turista in costume non restituisce Varenna a sé stessa; semmai conferma che quella Varenna — quella dell'armonia, della civiltà quotidiana — è ormai un'idea più che una realtà.

Il vero interrogativo che la stampa estera pone, implicitamente, è se l'Italia possa ancora permettersi di essere selettiva. O se il turismo di massa sia diventato una necessità economica così stringente da rendere ogni tentativo di controllo puramente simbolico.

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