VENETO
Il divieto del panino divide l'Italia: dai Castelli Romani al Veneto, la guerra dei beach club
Uno scontro tra resort privati e vacanzieri monta sulla costa italiana. Il Lazio apre il fuoco, ma la tensione raggiunge anche le spiagge venete.
Tommaso Veronese973 wordsEdition №43domenica 12 luglio 2026 — Edizione № 43
Beatrice Bordo, seduta all'ombra di un ombrellone blu al Tirreno, un beach club privato a Montalto di Castro sulla costa del Lazio, apre una fetta di pizza quando arriva l'ora di pranzo. Quello che dovrebbe essere un gesto quotidiano diventa un incidente diplomatico: il personale del club le intima di smettere. La scena, riportata da The Guardian il 11 luglio, rappresenta l'ultimo scontro tra la cultura italiana del pranzo domestico e l'industria turistica che vuole monetizzare ogni aspetto della vacanza.
Il divieto di portare cibo da casa nei beach club privati non è nuovo, ma sta diventando sempre più aggressivo e sistematico. Secondo The Guardian, i resort stanno cercando di costringere i clienti a consumare nei loro ristoranti, dove i prezzi sono gonfiati. Quello che colpisce è il tono della pratica: non è una semplice scelta commerciale, ma un'imposizione che viola una tradizione italiana profonda.
Nel Veneto, il fenomeno non è ancora esploso come nel Lazio, ma le avvisaglie ci sono. Lungo la costa di Jesolo e Cavallino-Treporti, alcuni lidi privati hanno iniziato a introdurre regolamenti simili. La tensione è latente: da un lato, i gestori di spiagge affermano di dover sostenere costi crescenti; dall'altro, i vacanzieri — italiani e stranieri — vedono in questo un'estorsione travestita da servizio premium.
