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MARCHE

La crisi della pelle toscana avverte i distretti marchigiani

Mentre Firenze prepara lo sciopero del 9 luglio, le manifatture dell'Adriatico centrale temono il contagio di una recessione che già costa 7mila posti

Elena Marcheggiani856 wordsEdition35sabato 4 luglio 2026 — Edizione № 35

La provincia di Firenze perde aziende di pelle al ritmo di una ogni due giorni. Secondo i dati forniti dai sindacati locali e riportati da FashionUnited, 830 imprese toscane hanno cessato l'attività dal 2019, con una perdita di 7mila posti di lavoro nella sola filiera del cuoio e degli articoli in pelle. Il 9 luglio i lavoratori della catena di fornitura sciopereranno per chiedere una ristrutturazione del panorama produttivo.

La crisi toscana non è isolata. FashionUnited ha descritto una «crisi della moda in Toscana» che rispecchia pressioni più ampie sulla manifattura italiana: globalizzazione, competizione da paesi a basso costo, transizione digitale e una domanda mondiale in calo. La chiusura di quasi un'azienda al giorno in una provincia storica della pelle segnala una rottura strutturale nel modello di distretti che ha sostenuto l'export italiano per decenni.

Per le Marche, il messaggio è chiaro. I distretti calzaturieri e del mobile della regione condividono con la Toscana la stessa architettura: piccole imprese familiari, specializzazione territoriale, forza nell'artigianalità. Se la crisi della pelle toscana accelera, il rischio di contagio verso i distretti marchigiani — particolarmente il calzaturiero di San Benedetto del Tronto e l'area della Valle del Metauro — diventa concreto.

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