MARCHE
Le spiagge marchigiane nel fuoco della battaglia nazionale per i lidi liberi
Mentre i sostenitori delle 'spiagge libere' sfidano il monopolio privato, la costa adriatica affronta il conflitto tra turismo e diritto d'accesso
Elena Marcheggiani739 wordsEdition №51lunedì 20 luglio 2026 — Edizione № 51
Quasi tutti i tratti sabbiosi dei 8.000 chilometri di costa italiana sono gestiti a scopo di lucro. Ora i sostenitori delle 'spiagge libere' stanno combattendo contro chi trae profitto da lettini e cocktail, secondo quanto ha riferito il Guardian questa settimana. La battaglia si estende anche alla costa adriatica, dove le Marche affrontano una tensione crescente tra l'economia del turismo balneare e il diritto all'accesso pubblico.
La regione, con i suoi 176 chilometri di costa, rappresenta un caso emblematico. I comuni marchigiani da Pesaro a San Benedetto del Tronto gestiscono concessioni che coprono gran parte della fascia sabbiosa, lasciando spazi sempre più ristretti ai bagnanti che non pagano per un lettino. Le spiagge libere rimaste sono spesso relegate ai margini o agli orari meno attraenti.
Il modello economico del turismo costiero marchigiano poggia su questa frammentazione: piccole e medie imprese gestiscono stabilimenti balneari che, secondo le autorità locali, sostengono l'occupazione estiva e generano gettito fiscale. Tuttavia, il Guardian sottolinea che la privatizzazione quasi totale della costa italiana solleva questioni di equità e accesso pubblico che vanno oltre la semplice convenienza estiva.
