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MARCHE

L'incendio di Jinjiang riaccende i dubbi sulla sicurezza nei distretti marchigiani

Ventotto morti in una fabbrica di calzature in Cina. Le regioni italiane che producono scarpe si interrogano sui rischi nei loro stabilimenti.

Elena Marcheggiani641 wordsEdition45martedì 14 luglio 2026 — Edizione № 45

Un incendio ha devastato una fabbrica di scarpe nella città di Jinjiang, nel sud-est della Cina, uccidendo almeno 28 persone, secondo l'agenzia di stampa statale cinese Xinhua. La BBC ha riportato che filmati drammatici mostravano fiamme e colonne di fumo nero che si alzavano da un edificio, con persone apparentemente intrappolate sul tetto. Più di 500 vigili del fuoco e personale di soccorso hanno lavorato per spegnere le fiamme, secondo VnExpress International.

Il proprietario della fabbrica è stato preso in custodia dopo il disastro, ha riferito Manufacturing.net. Jinjiang, nella provincia costiera del Fujian, è descritta dalla stampa internazionale come un importante hub di produzione di calzature e abbigliamento, spesso definita la 'capitale mondiale delle scarpe' della Cina. AP News ha sottolineato che l'incendio evidenzia i persistenti rischi di sicurezza dei lavoratori in Cina, un tema ricorrente nella copertura internazionale dei disastri industriali cinesi.

Il disastro riporta l'attenzione sulla sicurezza negli impianti di produzione calzaturiera a livello globale. Le Marche, con i suoi distretti di scarpe e cuoio, rimangono uno dei principali poli manifatturieri europei del settore. Sebbene le normative sulla sicurezza negli stabilimenti marchigiani differiscano significativamente da quelle cinesi, l'incidente solleva domande internazionali sulla vulnerabilità delle catene di fornitura globali della calzatura.

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