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EMILIA-ROMAGNA

Il verdetto di Genova espone l'Italia fragile

32 condannati per il crollo del 2018. Il giudizio internazionale: manutenzione negletta, controlli assenti, una nazione che invecchia senza ripararsi.

Giulia Benati1,447 wordsEdition48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48

Giovedì il tribunale di Genova ha emesso le sue sentenze finali nel processo per il crollo del ponte Morandi del 2018: trentadue condannati, tra loro l'ex capo di Autostrade Giovanni Castellucci, a dodici anni di carcere. Secondo il Guardian e France 24, il verdetto conclude otto anni di dibattimento su una catastrofe che uccise 43 persone e ha esposto il debito di manutenzione che l'Italia accumula sulle sue strade e ferrovie.

Castellucci era stato accusato di omicidio stradale e negligenza. La corte ha ritenuto che la mancanza di ispezioni adeguate e il differimento sistematico della manutenzione del ponte — una struttura che aveva cinquant'anni — avevano creato le condizioni per il cedimento. Il crollo avvenne il 14 agosto 2018, quando una sezione lunga 250 metri si sgretolò sui binari ferroviari e sulla strada sottostante durante un temporale.

La stampa internazionale ha inquadrato il verdetto come un sintomo di un problema più largo. France 24 ha scritto che il processo «evidenzia il problema delle infrastrutture invecchiate in Italia»; il Guardian ha sottolineato come la sentenza riapre la questione di chi sia responsabile quando lo Stato privatizza la manutenzione di asset critici. Tra i 57 imputati originari, 25 sono stati assolti o scagionati.

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