ABRUZZO
Il Po soffoca di alghe. In Appennino, l'acqua diventa risorsa fragile
Ondate di calore e deflussi agricoli trasformano il fiume in una massa verde. Per l'Abruzzo montano, il segnale è chiaro: l'acqua non è infinita
Marco Di Sante1,033 wordsEdition №48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48
Il fiume Po, il più lungo d'Italia, è soffocato da un'esplosione di alghe mentre l'ondata di calore intensifica le temperature nel nord-ovest del paese. Euronews e The Local Italy hanno riferito che rematori e navigatori sul Po a Torino affrontano vasti fioriture di alghe, con condizioni ideali create da temperature elevate e deflusso dalle fattorie. Euronews ha documentato che Greenpeace Italia e il sindacato CGIL hanno protestato a Roma con statue di ghiaccio che si sciolgono, evidenziando l'impatto delle ondate di calore sui lavoratori all'aperto.
Le alghe nel Po non sono una novità, ma la loro estensione quest'anno è straordinaria. Secondo The Local Italy, "i tappeti di alghe ricoprono il fiume Po dell'Italia riscaldato durante l'ondata di calore". Le temperature elevate accelerano la crescita delle piante acquatiche, mentre il deflusso di nutrienti dalle fattorie — principalmente azoto e fosforo — fornisce il carburante biologico. Il risultato è una biomassa che blocca la navigazione, consuma ossigeno disciolto e trasforma il fiume in un ecosistema degradato.
Per l'Abruzzo, il fenomeno del Po ha una risonanza che va oltre il nord. L'Appennino centrale, dove la regione si estende dai 2.912 metri del Gran Sasso ai 400 metri della costa adriatica, è il cuore idrico dell'Italia centrale. I fiumi abruzzesi — il Vomano, l'Aterno, il Sangro, il Trigno — nascono dalle sorgenti montane e scendono verso la pianura. Questi fiumi alimentano serbatoi, centrali idroelettriche, sistemi di irrigazione e, sempre più spesso, parchi nazionali che dipendono dai flussi stagionali per il turismo naturalistico.
