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NAZIONALE

L'Italia fra i 17 stati sotto accusa per i permessi di lavoro unici

La Commissione europea agisce contro i ritardi nell'applicazione della direttiva. Nel Friuli-Venezia Giulia, il caos burocratico complica l'assunzione transfrontaliera

Sergio Madrussan756 wordsEdition50domenica 19 luglio 2026 — Edizione № 50

La Commissione europea questa settimana ha avviato azioni legali contro 17 stati membri per l'applicazione della nuova direttiva sul permesso unico, una procedura combinata che concede ai cittadini di paesi terzi sia un permesso di lavoro che di residenza invece di presentare domande separate. Secondo The Local Italy, l'Italia è tra gli stati che non hanno ancora recepito pienamente la norma, creando ostacoli burocratici per i lavoratori migranti e per le aziende che li assumono.

La direttiva mira a semplificare l'accesso al mercato del lavoro europeo per i cittadini di paesi terzi, riducendo tempi e costi amministrativi. Tuttavia, il mancato recepimento in Italia espone le debolezze di un sistema già fragile, soprattutto in una regione frontaliera come il Friuli-Venezia Giulia, dove il flusso di lavoratori da Slovenia, Croazia e Balcani è costante.

Per Trieste e la regione nord-orientale, il ritardo rappresenta un danno competitivo. Le aziende che operano nel porto, nella logistica e nella ricerca scientifica si affidano a reclutamento transfrontaliero per ruoli specializzati. La mancanza di un permesso unico semplificato costringe i candidati a presentare domande separate per il lavoro e la residenza, allungando i tempi e scoraggiando i talenti a scegliere l'Italia come destinazione.

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