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ABRUZZO

Il panino vietato divide l'Italia: lusso privato contro diritto di vacanza

Dai lidi del Lazio alle spiagge abruzzesi, la battaglia sui cibi da casa rivela fratture sociali più profonde

Marco Di Sante1,174 wordsEdition46mercoledì 15 luglio 2026 — Edizione № 46

Un bambino che mangia un panino fatto in casa, contrabbandato sotto un ombrellone blu del Tirreno, a Montalto di Castro sulla costa del Lazio, ha acceso l'ultimo scontro italiano tra il diritto di portare il cibo da casa e i divieti imposti dai beach club privati. Il Guardian ha riportato sabato 11 luglio come questo episodio apparentemente minore rivela tensioni più profonde sulla privatizzazione delle spiagge italiane e sull'accessibilità economica delle vacanze.

La pratica del divieto di cibi portati da casa non è nuova, ma la sua estensione sistematica lungo le coste più frequentate ha creato una frattura tra i gestori dei lidi, che sostengono di dover tutelare l'ambiente e la qualità del servizio, e i cittadini, per cui la spiaggia rimane uno spazio pubblico dove il diritto di portare un panino è parte della libertà di movimento.

In Abruzzo, la situazione è ancora meno polarizzata che sulla costa del Lazio, ma le pressioni sono evidenti. Le spiagge abruzzesi, specialmente quelle della riviera teramana e pescarese, vedono una crescente privatizzazione con concessioni che si estendono sempre più verso l'acqua. I piccoli lidi gestiti da famiglie locali resistono ancora alla pratica del divieto totale, ma il modello dei grandi resort privati, che impongono regole di accesso sempre più stringenti, sta lentamente penetrando anche nel nostro territorio.

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