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ECONOMIA

Lusso sotto inchiesta: le crepe nella filiera del Made in Italy

I pubblici ministeri italiani sfidano il mito della qualità e dell'etica superiore dei marchi di lusso della Lombardia

Beatrice Comolli1,247 wordsEdition57domenica 26 luglio 2026 — Edizione № 57

Un'inchiesta condotta dai pubblici ministeri italiani sta demolendo uno dei pilastri della reputazione internazionale del lusso italiano: l'idea che il Made in Italy sia sinonimo di qualità e pratiche etiche superiori. Secondo Vogue Business, il processo ha esposto profonde crepe nella filiera della moda di lusso, sfidando l'assunto di lunga data che lo sfruttamento dei lavoratori fosse esclusivo della fast fashion.

La perquisizione della polizia italiana negli uffici di Chanel, Moncler, Brunello Cucinelli, Bulgari, Jacob Cohen, Etro e altri marchi rappresenta un'escalation significativa. Retail Gazette ha riferito che le autorità hanno ordinato a questi brand di fornire documenti sulla governance aziendale e le pratiche di lavoro. Nessuno dei marchi è stato ancora posto sotto amministrazione giudiziaria o accusato direttamente di illeciti, ma i pubblici ministeri hanno richiesto una documentazione completa sulla loro catena di approvvigionamento.

La portata dell'inchiesta tocca direttamente il cuore economico della Lombardia, dove Milano ospita i quartieri generali e gli atelier di molti di questi gruppi. La moda e il lusso rimangono pilastri dell'economia regionale, con filiali produttive sparse tra la provincia e l'hinterland milanese.

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