LAZIO
Quarant'anni dopo Chernobyl, il dibattito nucleare divide l'Italia e riaccende il Lazio
Il governo Meloni spinge per piccoli reattori mentre la ex centrale di Latina viene smantellata
Davide Ruspoli415 wordsEdition №60mercoledì 29 luglio 2026 — Edizione № 60
A quattro decenni dal disastro di Chernobyl, che disperse radiazioni in tutta Europa e allontanò l'Italia dall'energia nucleare, il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta gettando le basi per un possibile ritorno al nucleare, ha riferito l'Associated Press in un'analisi approfondita pubblicata martedì.
Il nodo del dibattito si concentra sulla centrale di Latina, nel Lazio, una delle quattro ex centrali nucleari italiane, oggi in fase di smantellamento. La struttura, situata a circa 60 chilometri a sud di Roma, è supervisionata da Viviana Cruciani, che ha raccontato all'AP il lungo e complesso processo di bonifica.
Il governo italiano ha approvato una legge quadro che apre la strada alla sperimentazione e alla costruzione di piccoli reattori modulari di nuova generazione, una tecnologia che i sostenitori definiscono più sicura ed efficiente. Ma l'opinione pubblica resta fortemente divisa, con un divario generazionale evidente.
Per il Lazio, la questione ha un significato particolare. La centrale di Latina, progettata sul modello di un impianto britannico, è stata operativa dal 1963 al 1987. Oggi rappresenta una sfida tecnica e culturale: smantellare il passato mentre si progetta un futuro energetico incerto.
