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OPINION

La giustizia e gli stereotipi che persistono

La Redazione237 wordsEdition41venerdì 10 luglio 2026 — Edizione № 41

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha ordinato allo stato italiano di compensare una donna le cui accuse di stupro ripetuto da parte del partner erano state liquidate da un pubblico ministero come comportamento 'normale' per gli uomini in difficoltà. Il Guardian ha riportato la sentenza questa settimana. Non è una sentenza tecnica; è un giudizio sulla cultura giuridica italiana.

Quello che emerge dalla decisione della Corte è che il sistema italiano — almeno in questo caso — ha permesso che stereotipi sessisti penetrassero il linguaggio stesso della giustizia. Un magistrato ha usato parole che non solo minimizzavano la violenza, ma la normalizzavano. E il sistema, inizialmente, ha lasciato che quella normalizzazione restasse in piedi.

La stampa internazionale non sorprende facilmente. Ma quando una corte europea deve intervenire per rimediare a una violazione così elementare dei diritti umani, il messaggio che arriva al mondo è che l'Italia, nonostante la sua raffinatezza civile, ancora fatica a riconoscere la violenza di genere come tale. Non come eccezione, non come devianza, ma come crimine.

Il risarcimento è una forma di ammissione. Ma la vera domanda che la sentenza pone è se sia un episodio isolato o il sintomo di una frattura più ampia. La copertura estera suggerisce che sia il secondo. E finché non ci sia una trasformazione profonda nel modo in cui la magistratura italiana legge e nomina la violenza contro le donne, le sentenze europee continueranno a arrivare.

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