LAZIO
Il verdetto di Genova espone le fratture dello stato italiano
Trentadue condannati per il crollo del ponte Morandi. A Roma, il governo affronta domande sulla vigilanza e sulla responsabilità dello Stato
Davide Ruspoli1,081 wordsEdition №48venerdì 17 luglio 2026 — Edizione № 48
Un tribunale italiano ha condannato giovedì 32 imputati, tra cui Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, per il crollo del ponte Morandi di Genova avvenuto nell'agosto 2018. Castellucci è stato ritenuto colpevole di omicidio stradale e negligenza, e condannato a dodici anni di carcere. Il ponte si sgretolò durante un temporale, precipitando sulla ferrovia sottostante e uccidendo 43 persone.
Secondo il Guardian e France 24, il verdetto di giovedì rappresenta un momento significativo nella giustizia penale italiana, ma anche un'occasione di riflessione sulla governance delle infrastrutture critiche. Tra i 57 imputati processati per il disastro, 25 sono stati assolti o scagionati, evidenziando le complessità nel provare la responsabilità individuale in una catena di comando aziendale e statale.
Il crollo del ponte Morandi si inserisce in un dibattito più ampio sulla fragilità delle infrastrutture italiane. Reuters e la BBC hanno sottolineato come l'incidente abbia esposto carenze nella manutenzione e nella vigilanza delle strutture gestite da enti privati concessionari dello Stato. L'Italia, come riferisce France 24, affronta il problema di un patrimonio infrastrutturale invecchiato e sottofinanziato.
La sentenza giunge mentre il governo di Roma continua a dibattere su come riformare il sistema di controllo delle infrastrutture critiche. Il verdetto pone interrogativi sulla responsabilità dello Stato nel vigilare sugli operatori privati e sulla capacità delle istituzioni di prevenire disastri di questa portata.
