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OPINION

Quando l'Europa guarda: la sentenza sulla violenza di genere

La Redazione222 wordsEdition38martedì 7 luglio 2026 — Edizione № 38

Lunedì scorso il Guardian ha riportato una sentenza della Corte europea dei diritti umani che ordina all'Italia di risarcire una donna le cui accuse di stupro erano state liquidate come ordinaria conflittualità di coppia. I giudici europei hanno riconosciuto che le osservazioni del pubblico ministero perpetuavano stereotipi sessisti e minimizzavano la violenza. Non è un dettaglio procedurale: è l'Europa che dice al nostro paese che qualcosa nel modo in cui trattiamo questi crimini non funziona.

La stampa internazionale racconta l'Italia come un luogo dove la violenza di genere incontra una magistratura ancora intrappolata in categorie vecchie. Quando la Corte europea deve intervenire per proteggere una donna italiana, significa che i nostri meccanismi interni hanno fallito due volte: una volta nel non riconoscere il crimine, una seconda nel lasciar passare quella negazione come normale. Il mondo non vede una sentenza isolata, ma una frattura sistemica.

Eppure ogni paese ha le sue zone d'ombra. Ciò che importa è se le guarda in faccia o le nasconde. Una sentenza che arriva da Strasburgo non è una sconfitta da subire, ma un invito a smontare gli automatismi che permettono a un giudice di leggere lo stupro come lite domestica. La giustizia italiana ha il dovere di ascoltare non solo quando è obbligata dall'Europa, ma prima ancora — quando le donne italiane bussano alle porte dei tribunali.

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