OPINION
Otto anni dopo Genova, la giustizia arriva ma le infrastrutture restano fragili
La Redazione280 wordsEdition №51lunedì 20 luglio 2026 — Edizione № 51
La sentenza è arrivata giovedì: trentadue condannati per il disastro del ponte Morandi, tra cui Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade, a dodici anni di carcere. Otto anni dopo il crollo che uccise quarantatre persone, i tribunali italiani hanno concluso il loro verdetto. Per la stampa internazionale — da France 24 alla BBC — questo processo rappresenta qualcosa di più di una sentenza: è la conferma di un problema strutturale che affligge l'Italia intera.
Quello che colpisce gli osservatori stranieri non è solo la responsabilità individuale, ma la domanda più ampia: come un paese membro del G7 e dell'Unione europea ha lasciato che le sue infrastrutture si deteriorassero fino a questo punto? Il Guardian e altri quotidiani europei hanno sottolineato come Genova sia sintomatica di un male diffuso — ponti, viadotti, ferrovie che invecchiano senza manutenzione adeguata, mentre i gestori privati privilegiano i profitti sulla sicurezza. Non è un'accusa rivolta a un singolo uomo, ma a un sistema.
La condanna di Castellucci per omicidio stradale e negligenza rappresenta una vittoria della giustizia italiana, certo. Ma per chi legge da Berlino, da Londra o da Parigi, il messaggio è inquietante: l'Italia sa riconoscere i colpevoli, ma fatica a prevenire che simili disastri si ripetano. Quarantatre vite non torneranno. E mentre i processi si concludono, le autostrade italiane continuano a portare milioni di persone ogni giorno su strutture la cui manutenzione rimane una questione irrisolta.
Quello che manca, secondo la narrazione internazionale, non è la capacità di punire: è la volontà politica di investire in prevenzione. Genova diventa così il simbolo di un paese che sa riconoscere i propri errori, ma che il mondo vede ancora incerto sulla strada della rinnovazione.
