MARCHE
Il verdetto di Genova espone i vuoti italiani. Le Marche conoscono il prezzo
La condanna di Castellucci a 12 anni accende i riflettori su manutenzione e controlli. Nel distretto manifatturiero marchigiano, le imprese temono il costo della conformità
Elena Marcheggiani1,104 wordsEdition №49sabato 18 luglio 2026 — Edizione № 49
Una corte italiana ha condannato giovedì 32 imputati, tra cui Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, per il crollo del ponte Morandi di Genova nel 2018 che uccise 43 persone. Castellucci è stato ritenuto colpevole di omicidio stradale e negligenza, condannato a dodici anni di carcere. La sentenza chiude otto anni di dibattito pubblico su come una struttura fondamentale della rete nazionale italiana sia potuta crollare senza preavviso.
Secondo il Guardian e France 24, il verdetto evidenzia un problema più largo: l'invecchiamento delle infrastrutture italiane e i vuoti nei controlli di sicurezza. Il crollo del Morandi, che ha ucciso automobilisti e camionisti durante una pioggia torrenziale, ha esposto come la manutenzione preventiva e l'ispezione regolare fossero state neglette per anni. La sentenza riconosce responsabilità individuale, ma la stampa internazionale sottolinea che il vero fallimento è stato sistemico.
Per le Marche, una regione costruita attorno a distretti manifatturieri di piccole e medie imprese, la lezione di Genova è diretta. Le aziende marchigiane — calzaturifici, mobilifici, fabbriche meccaniche — dipendono da una rete di strade, ferrovie e porti per spedire merci in tutta Europa. L'incertezza sulla manutenzione delle infrastrutture di transito aumenta i costi logistici e riduce la competitività.
