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MARCHE

La pelle toscana cade, i distretti marchigiani tremano

Mentre Firenze si prepara allo sciopero del 9 luglio, gli artigiani di scarpe e borse dell'Adriatico centrale vedono il modello di filiera in pericolo

Elena Marcheggiani1,247 wordsEdition36domenica 5 luglio 2026 — Edizione № 36

I lavoratori della catena di fornitura toscana si preparano a scioperare il 9 luglio a Firenze mentre la crisi della pelle italiana raggiunge dimensioni strutturali. Secondo i dati forniti dai sindacati locali e riportati da FashionUnited, 830 aziende di articoli in pelle nella provincia di Firenze hanno chiuso dal 2019, colpendo 7.000 dipendenti che erano impiegati in quella che era una delle filiere manifatturiere più solide d'Europa.

Lo sciopero rappresenta il culmine di una ristrutturazione forzata del panorama della catena di fornitura toscana. I sindacati chiedono interventi sulla riorganizzazione della filiera, sulla retribuzione e sulla stabilità occupazionale in un settore che ha perso quasi un terzo dei suoi operatori in sette anni.

Per i distretti marchigiani della scarpa e della pelletteria — concentrati tra Fano, Montegranaro e la Valle del Metauro — la crisi toscana non è uno spettacolo lontano. I fornitori marchigiani di componenti in pelle, rifiniture e semilavorati hanno legami decennali con le concerie e i laboratori fiorentini, spesso fornendo materiali a prezzi concordati in un'economia di scala che presupponeva stabilità.

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