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L'Italia condannata: il sistema giudiziario minimizzava gli stupri come 'normali'
La Corte europea dei diritti umani ordina il risarcimento a una donna: il pubblico ministero aveva perpetuato stereotipi sessisti nella sua accusa di violenza di genere
Rosaria Esposito857 wordsEdition №38martedì 7 luglio 2026 — Edizione № 38
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia a risarcire una donna la cui denuncia di stupro era stata liquidata dal pubblico ministero come un fatto 'normale'. Secondo il Guardian, la sentenza sottolinea come il sistema giudiziario italiano abbia perpetuato stereotipi sessisti, minimizzando la violenza di genere e negando alla donna una protezione legale adeguata.
La decisione della Corte rappresenta un giudizio severo sulla cultura giudiziaria italiana in materia di violenza sessuale. Il pubblico ministero aveva utilizzato un linguaggio che normalizzava l'aggressione, suggerendo che la donna avrebbe dovuto aspettarsi il comportamento dell'imputato come parte della vita ordinaria. Questo approccio ha violato il diritto della ricorrente a un processo equo e a una tutela effettiva della legge.
La sentenza arriva in un momento in cui l'Italia continua a confrontarsi con tassi elevati di violenza di genere e con una magistratura dove le donne rimangono sottorappresentate, soprattutto nei ruoli di decisione. Il caso illustra come i pregiudizi personali dei magistrati possono trasformarsi in ostacoli sistemici per le vittime di stupro che cercano giustizia.
