CALABRIA
La Calabria tiene i medici cubani, sfidando Washington
Oltre 200 professionisti da L'Avana mantengono aperti gli ospedali della regione più povera d'Italia, mentre gli Stati Uniti premono per chiudere il programma
Saverio Gallo825 wordsEdition №41venerdì 10 luglio 2026 — Edizione № 41
Polistena, nella Calabria meridionale, ospita quello che potrebbe essere l'unico avamposto medico cubano rimasto in Europa. Secondo l'Associated Press, oltre 200 medici e infermieri dell'isola caraibica lavorano negli ospedali della regione, mantenendo aperti reparti che altrimenti chiuderebbero per mancanza di personale. Nel reparto ortopedico dell'Ospedale Santa Maria degli Ungheresi, il medico cubano Raciel Escalona Zaldivar visita pazienti ogni giorno; la dottoressa Zoila Yakelin Arevalo Cruz fa lo stesso. La loro presenza non è una scelta ideologica, ma una necessità.
Gli Stati Uniti hanno iniziato a pressare la regione affinché rescinda il contratto con Cuba, parte di una campagna più ampia di Washington per isolare le missioni mediche estere cubane in tutto il mondo. L'amministrazione Trump denuncia questi programmi come sfruttamento di manodopera e cerca di convincere gli alleati europei ad abbandonarli. Ma il governatore della Calabria ha fatto sapere che perdere questi medici significherebbe perdere il servizio sanitario stesso.
La Calabria è la regione più povera d'Italia, segnata da decenni di emigrazione, criminalità organizzata e sottoinvestimento pubblico. I tempi di attesa al pronto soccorso sono fra i più lunghi del Paese; gli ospedali rurali soffrono di carenze croniche di personale. I medici cubani, secondo l'AP e il Los Angeles Times, hanno riempito un vuoto che il sistema italiano non riesce a coprire.
