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MOLISE

La Calabria sfida Washington: i medici cubani restano

Una regione del Sud italiano rifiuta la pressione americana e mantiene il programma di assistenza medica da L'Avana, mentre il Molise osserva il modello di resistenza

Antonio Petrella915 wordsEdition47giovedì 16 luglio 2026 — Edizione № 47

La Calabria ha scelto di sfidare la pressione americana e mantenere il programma di medici cubani che da decenni sostiene gli ospedali remoti della regione meridionale più povera d'Italia. Secondo l'Associated Press e il Los Angeles Times, Washington ha denunciato le missioni mediche estere di Cuba come sfruttamento e ha premuto gli alleati europei per abbandonarle, ma il governatore calabrese ha dichiarato che perdere questi professionisti comporterebbe il collasso dei servizi sanitari in zone dove già scarseggiano i medici italiani.

I più di 200 medici cubani lavorano in ospedali di piccoli centri come Polistena, dove hanno ridotto i tempi di attesa al pronto soccorso e mantenuto aperte strutture che altrimenti chiuderebbero. La Calabria, storicamente segnata dalla criminalità organizzata e dall'isolamento economico, rappresenta un raro caso europeo dove Cuba mantiene una presenza medica stabile. Reuters ha notato che il programma di cooperazione medica cubana opera da decenni in paesi in via di sviluppo come la Gambia e il Venezuela, fornendo assistenza con risorse scarse—un modello che la Calabria ha adattato alle sue esigenze.

La decisione della Calabria di resistere alla pressione di Washington evidenzia una frattura tra i dettami americani e le necessità concrete del Sud italiano, dove le infrastrutture sanitarie rimangono fragili e il personale medico continua a emigrare verso il Nord e l'estero.

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