The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
Back to the edition

CAMPANIA

La Calabria sfida Washington: i medici cubani restano

Il governatore rifiuta la pressione americana e difende il programma che tiene aperti gli ospedali nelle zone remote della regione più povera del Sud

Rosaria Esposito1,456 wordsEdition47giovedì 16 luglio 2026 — Edizione № 47

La Calabria si prepara a una sfida diplomatica inusuale: il governatore della regione ha deciso di resistere alla pressione americana per terminare il programma dei medici cubani, un'operazione che impiega più di 200 professionisti sanitari nelle zone più remote e povere del Sud italiano. Secondo il Los Angeles Times, Washington denuncia le missioni mediche estere di Cuba come sfruttamento e sta spingendo gli alleati europei a abbandonarle, ma la Calabria sostiene che perdere il programma sarebbe dannoso per una regione già segnata da carenze strutturali di personale sanitario.

La decisione della Calabria rappresenta una frattura significativa nella politica estera italiana rispetto alla posizione americana su Cuba. Il Los Angeles Times ha documentato come il programma cubano sia diventato essenziale per mantenere aperti ospedali nelle zone remote della Calabria, riducendo i tempi di attesa al pronto soccorso e garantendo una copertura medica di base dove i medici italiani non vogliono trasferirsi. La regione, già caratterizzata da tassi di emigrazione medica elevati, non potrebbe facilmente rimpiazzare questi professionisti.

La Campania, sebbene non direttamente coinvolta nel programma cubano come la Calabria, osserva con interesse questa dinamica. La regione affronta anch'essa carenze strutturali di personale sanitario, soprattutto nelle aree interne e nelle province più povere. La scelta della Calabria di mantenere il programma cubano nonostante la pressione americana solleva domande sulla sostenibilità dei sistemi sanitari meridionali e sulla capacità di attirare professionisti medici italiani ed europei.

Share