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PUGLIA

La morte di Fakir a Bologna accende il dibattito sulla sicurezza nei controlli migratori in Italia

Le proteste in Emilia-Romagna rimandano la Puglia ai suoi confini marittimi. La questione della forza durante l'arresto divide il paese.

Francesca Lazzari1,389 wordsEdition53mercoledì 22 luglio 2026 — Edizione № 53

La morte di Abderrahim Fakir, un uomo di origine marocchina, durante un fermo della polizia a Bologna domenica scorsa ha innescato proteste di massa e una indagine formale. Migliaia di persone sono scese in strada lunedì e martedì chiedendo responsabilità, mentre la polizia ha usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti, secondo il Guardian, la BBC e France 24.

I video ampiamente condivisi mostrano Fakir immobilizzato a faccia in giù a terra, che ripetutamente chiede aiuto prima di cadere immobile. La morte ha suscitato paragoni internazionali con l'omicidio di George Floyd negli Stati Uniti, e ha diviso le istituzioni italiane: il governo ha difeso la polizia mentre i partiti di opposizione e i difensori dei diritti umani hanno chiesto risposte.

Per la Puglia, la notizia rimanda immediatamente ai controlli sui migranti che arrivano via mare, una realtà quotidiana nei porti di Bari, Brindisi e Otranto. La regione è il principale punto di ingresso per i migranti provenienti da Turchia, Balcani e Nord Africa, e la questione della proporzionalità della forza durante gli arresti e i controlli rimane una questione sensibile e poco documentata.

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