BASILICATA
Petrolio: la Basilicata nella morsa tra estrazione e transizione
Mentre i prezzi salgono e i permessi si moltiplicano nel mondo, la regione affronta il costo ambientale di restare il più grande giacimento onshore d'Italia
Pietro Lasorsa1,247 wordsEdition №43domenica 12 luglio 2026 — Edizione № 43
La Basilicata rimane il cuore dell'estrazione petrolifera italiana, con il giacimento onshore più grande del paese. Mentre Reuters riporta che i prezzi del petrolio americano hanno raggiunto nuovi picchi dopo gli attacchi militari contro l'Iran della scorsa settimana, i produttori globali hanno accelerato la ricerca di giacimenti convenzionali a basso costo. World Oil ha documentato come in Alberta i permessi di perforazione siano saliti a 1.764 licenze, mentre i produttori evitano i progetti a lungo ciclo e puntano su formazioni che possono portare produzione online in mesi.
Per la Basilicata, questa dinamica internazionale ha implicazioni dirette. La regione produce circa 100.000 barili al giorno da giacimenti convenzionali che, come quelli canadesi, offrono rendimenti rapidi e costi contenuti. L'aumento dei prezzi globali del petrolio alimenta la pressione per intensificare l'attività estrattiva, anche mentre le comunità locali e i gruppi ambientalisti sollevano preoccupazioni sui rischi idrogeologici e sulla contaminazione del suolo.
Le riserve idriche della regione, già sotto stress per la siccità estiva, costituiscono un vincolo fisico che la stampa estera non documenta ancora. Ma la dinamica globale è chiara: quando il petrolio costa di più, la convenienza economica della perforazione convenzionale aumenta, e con essa la pressione sugli enti locali a concedere nuovi permessi.
